La cerimonia del tè

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La cerimonia del tè. Un rito antico che restituisce armonia

La cerimonia del tè è uno dei capisaldi della cultura orientale. Molto più di una semplice consumazione di una bevanda, è una porta che consente di entrare nel cuore della filosofia del Sol Levante e nelle sue mille declinazioni artistiche ed estetiche. Dall’arte figurativa alla calligrafia, dalla composizione floreale all’abbinamento di sapori e profumi.

Di origini antichissime, la cerimonia del tè è il risultato della stratificazione  progressiva di adattamenti e contributi a opera di monaci che ne hanno fatto il rito che conosciamo oggi: un evento di una particolare sacralità, capace di coinvolgere anche gli occidentali grazie a una gestualità codificata e suggestiva. Da approcciare con apertura mentale e con la giusta lentezza.

Che cos’è e da dove arriva

La cerimonia ha le stesse origini geografiche e culturali della pianta del tè e della bevanda da essa ricavata. Conosciuta e utilizzata come infuso terapeutico nella Cina meridionale ben prima che venisse importata in Europa, la bevanda arrivò in Giappone intorno al X secolo tramite i monaci buddisti che ne avevano sperimentato le molte virtù nel corso dei loro soggiorni in Cina. Mentre perfezionavano i loro studi nei monasteri cinesi, i monaci scoprirono che il tè non era solo un’ottima medicina, ma anche un efficace stimolante perché aiutava a rimanere svegli e concentrati durante le lunghe sessioni di meditazione.

Entusiasta della “scoperta” fu il monaco Eisai che ebbe l’idea di portare il tè in Giappone. Fu però Murata Juko, un altro monaco vissuto tra il 1423 e il 1502, a unirlo agli insegnamenti del buddismo e a trasformare il rito cinese della preparazione del tè in una cerimonia giapponese con un suo stile estetico riconoscibile: il wabi-cha, espressione del concetto di semplicità e di aderenza alla natura.

Rivisto da alcuni suoi discepoli, il rito venne poi nuovamente rivisitato da Sen no Rikyū che codificò lo stile che conosciamo oggi: il Cha no yu, dal giapponese “acqua calda per il tè”, indicato anche come Chadō o Sadō.

Sen no Rikyū stabilì anche i quattro principi fondamentali della cerimonia del tè: armonia, rispetto, purezza e tranquillità. Definì inoltre gli utensili da impiegare, i movimenti da compiere, i cibi da abbinare alla bevanda. Progettò infine la stanza del tè, concepita come ambiente in cui tenere il rito.

Per tutti questi contributi, Sen no Rikyū è considerato il fondatore della cerimonia del tè.

Come si svolge

 Il rito inizia prima, con la fase di preparazione. Tutti i partecipanti, incluso l’ospite d’onore che siede accanto al cerimoniere, si lavano le mani. Solo dopo entrano nella stanza del tè, un ambiente in cui sono collocati i tatami. Oltre ai tatami, nella stanza del tè è presente anche il tokoma, una sorta di alcova rialzata dove secondo la tradizione vengono collocate composizioni di fiori recisi realizzati secondo l’arte ikebana. Nel tokomavengono appesi anche gli emakimono, le caratteristiche stampe illustrate di formato orizzontale.

Una volta che gli ospiti sono accomodati sui tatami, il maestro del tè offre loro un pasto leggero (kaiseki), un dolcetto che serve ad attenuare il gusto forte e amaro della bevanda che consumeranno. Poi fa girare tra i partecipanti una tazza, la stessa per tutti, che andrà ruotata nel palmo della mano per tre volte con un angolo di 45 gradi. Una movimento che serve a fare in modo che la decorazione interna della tazza si trovi di fronte al viso di chi sta preparando e quella esterna di fronte all’ospite. Prima di essere passata all’invitato successivo, la tazza viene pulita.

La preparazione del tè può essere di due tipi: la koicha (tè denso) oppure la usucha (tè leggero).Due tè di diverse densità la cui scelta dipende dal carattere della cerimonia e dalle sue tempistiche: usuchanelle occasioni più formali e koicha nelle cerimonie in versione integrale poiché i tempi di preparazione sono più lunghi.

Particolarità: la scelta del tè e gli utensili

 Solitamente viene impiegato il tè matcha, un tè molto denso e amaro che viene preparato per sospensione e non per infusione.

Tutti gli utensili impiegati, dalla teiera alla tazza, hanno nomi precisi. Tra questi anche il chasen, un frollino di bambù, spesso di alto pregio artistico, che viene usato per evitare la formazione di grumi nel tè. Rientrano in un frasario dedicato anche le parole che i partecipanti possono scambiarsi durante il rito.

Fondamentale la lentezza e l’armonia dei movimenti. Durante tutto lo svolgimento, il maestro del tè adotta una gestualità che esprime il distacco tipico della filosofia zen e ne richiama i fondamenti. Un approccio che guida e incoraggia gli ospiti a coltivare a loro volta la calma interiore e i quattro pilastri della cerimonia, cioè armonia, purezza, rispetto e serenità.

 La Cerimonia da Oriental Milano

 Un assaggio di questa antica filosofia la offre al pubblico Oriental Milano con una serie di incontri che avranno luogo una volta al mese a partire dal 2 marzo alle ore 16:30 presso la sede di via San Gregorio, 25.

Le cerimonie saranno officiate da Hiro Suzuki, maestro cerimoniere giapponese, e Andrea Calvo, esperto in tradizioni e cultura orientale. Ad eccezione dell’ospite d’onore, i partecipanti potranno assistere alla cerimonia senza inginocchiarsi sul tatami per osservare tutti i passaggi e i gesti della cerimonia. Ciascun partecipante potrà utilizzare una tazza personale.

INGRESSO GRATUITO

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Secondo appuntamento per la Cerimonia del tè da Oriental

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